LUCIO FRANCO MASCI


Laboratorio della Luce

La passione coltivata, da bambinio, per le arti figurative, da ragazzo, in primis, per la letteratura, e, in seguito, per la musica, la fotografia, il cinema e l’architettura, non si è mai esaurita. Tali discipline sono state e restano i miei grandi amori. E, insieme agli studi sui vini, la gastronomia e il paesaggio, iniziati durante la tarda adolescenza, mi fanno buona compagnia..

IL TOCCO DELL'ARCHITETTO

2026-07-27 12:26

Lucio Franco Masci

ARCHITETTURA,

IL TOCCO DELL'ARCHITETTO

MALEDETTI ARCHITETTI

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MALEDETTI ARCHITETTI!

 

                      T ra i vari libri disseminati in alcune stanze di un immobile, dove è in corso una ristrutturazione, con immenso stupore ne noto uno a me assai caro! Si tratta di MALEDETTI ARCHITETTI - DAL BAUHAUS A CASA NOSTRA [ Titolo originale: From Bauhaus to Our House - 1981] di Tom Wolfe ! Nell'avvistarlo, la prima cosa che mi balza alla mente è la seguente affermazione, contenuta in un altro testo dello stesso autore, intitolato Lo chic radicale e Maumauizzando i Parapalle Radical [ Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers - 1970]    

  

“Sostanzialmente, il radical chic , di radicale, ha solo lo stile; in cuor suo è parte della società e delle tradizioni.”

 

E, di conseguenza, penso all'abuso che fece Indro Montanelli dell'espressione radical chic , iniziando con la celebre Lettera a Camilla , pubblicata sul Corriere della Sera nel lontano 1972, lettera indirizzata alla collega Camilla Cederna , alla quale appioppò il titolo di “ personificazione del magma radical-chic ”! 

Invero tale modo di dire, radical chic , fu introdotto in Italia per la prima volta nel 1971 da Lietta Tornabuoni , giornalista de La Stampa , sulla sua rubrica Brevi incontri .

Tornando al sorprendente tascabile [eccellente traduzione di Pier Francesco Paolini ] trovato tra il materiale di risulta, ancora più stupefacente per gli angoli destri arrotondati e pieno di polvere: dopo averlo pulito, inizio a sfogliarlo e, dopo essermi soffermato sulla geniale e spigolosa dedica rivolta all'architetto Michael MacDonough , leggo l'incipit, che ammalierebbe qualsiasi lettore:

 

Oh bello, oh beato, per i tuoi cieli sconfinati, per le tue messi d'oro ondeggianti!... vi fu mai altro Paese, su questa terra, dove tante persone, ricche e potenti, sborsassero tanti quattrini per opere d'architettura che esse detestano e cui malvolentieri si rassegnano... come al giorno d'oggi, entro i tuoi sacri confini?  

 

In piedi, continua l'accattivante lettura, che inchioda gli occhi su quelle pagine. Su alcune sono impresse immagini fotografiche in bianco & nero, le quali trasportano il fruitore in un tempo dal fascino irresistibile, però ormai disintegrato. Arrivato alla numero 17, mentre leggo: In musica, Arnold Schönberg …, squilla il cellulare…, sono obbligato a rispondere alla chiamata dell'architetto, funzionario della Soprintendenza! Dopo la telefonata, con il libro in mano, inizio a fare il sopralluogo dei vari ambienti e, tra la polvere e il silenzio, esaminando lo stato dei luoghi, mi chiedo: 

 

Che ruolo ha l'architetto in questo periodo, non facile da definire, dove tutto cambia repentinamente in una sistematica irreversibile mutazione e qual è la sua reale valenza?

 

Mi rendo conto che sono domande, e non solo “questioni di architettura”, alle quali non è facile rispondere!

Il Professore Nicola Pagliara , nelle sue ultime lezioni, ribadiva che la figura dell'architetto non esiste più! Afferma, in un post, l'Architetto Paolo Aina :

 

L'architetto ha perso valenza perché invece di proporsi di migliorare in termini sostanziali la vita, come agli inizi del MM, si propone sempre e solo come depositario di un bello solo inerente alla vista e non di un bello per una vita migliore.

 

A racconto veritiera condizione tenta, in un certo qual modo, una risoluzione la cosiddetta Baukultur , come ci chiarisce Wittfrida Mitterer in un interessante scritto, pubblicato nella rivista on line BIOARCHITETTURA , di cui segue una breve estrapolazione:

 

Qualcosa si sta muovendo. All'orizzonte spicca la nuova Baukultur.
 

La cultura del costruito, la Baukultur come viene definita nella Dichiarazione di Davos del 2018, comprende tutte le attività spaziali: dai dettagli architettonici alla pianificazione urbana su larga scala, fino allo sviluppo del paesaggio. Essa conduce luoghi antropizzati e umanizzati, ben progettati, che si adattano alle mutevoli esigenze della società, preservandone al contempo il carattere storico, la bellezza e la funzionalità. La cultura architettonica è orientata verso le esigenze sociali e l'uso sostenibile delle risorse. Crea valore aggiunto, sia economico sia percettivo. Un presupposto fondamentale è il consenso sui valori condivisi dalla società nel suo complesso. L'approccio progettuale integrale privilegia le relazioni, il benessere, l'equità, grazie a questa nuova cultura capace di integrare percezione ed ecologia, analisi e partecipazione, tecnica e organizzazione.

 

Non andando oltre, è conseguenziale chiedersi cosa restare della tradizionale figura dell'architetto, il quale oltretutto deve fare i conti con l'Intelligenza Artificiale, tecnologia che in pochi secondi può elaborare innumerevoli progetti architettonici in qualsiasi ambito! Tuttavia, quello che resta a quest'artefice nessuna tecnologia potrà mai crearlo, o meglio ricrearlo: nulla potrà mai generare il “tocco dell'architetto”! Grazie al quale una panchina non è solo una semplice seduta, un giardino non è solo un semplice spazio verde, una casa non è solo una semplice abitazione, eccetera, eccetera, eccetera…  

 

BENEDETTI ARCHITETTI!

 

 

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                                                                                                    Lucio Franco Masci

 

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