
MALEDETTI ARCHITETTI!
T ra i vari libri disseminati in alcune stanze di un immobile, dove è in corso una ristrutturazione, con immenso stupore ne noto uno a me assai caro! Si tratta di MALEDETTI ARCHITETTI - DAL BAUHAUS A CASA NOSTRA [ Titolo originale: From Bauhaus to Our House - 1981] di Tom Wolfe ! Nell'avvistarlo, la prima cosa che mi balza alla mente è la seguente affermazione, contenuta in un altro testo dello stesso autore, intitolato Lo chic radicale e Maumauizzando i Parapalle Radical [ Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers - 1970]
“Sostanzialmente, il radical chic , di radicale, ha solo lo stile; in cuor suo è parte della società e delle tradizioni.”
E, di conseguenza, penso all'abuso che fece Indro Montanelli dell'espressione radical chic , iniziando con la celebre Lettera a Camilla , pubblicata sul Corriere della Sera nel lontano 1972, lettera indirizzata alla collega Camilla Cederna , alla quale appioppò il titolo di “ personificazione del magma radical-chic ”!
Invero tale modo di dire, radical chic , fu introdotto in Italia per la prima volta nel 1971 da Lietta Tornabuoni , giornalista de La Stampa , sulla sua rubrica Brevi incontri .
Tornando al sorprendente tascabile [eccellente traduzione di Pier Francesco Paolini ] trovato tra il materiale di risulta, ancora più stupefacente per gli angoli destri arrotondati e pieno di polvere: dopo averlo pulito, inizio a sfogliarlo e, dopo essermi soffermato sulla geniale e spigolosa dedica rivolta all'architetto Michael MacDonough , leggo l'incipit, che ammalierebbe qualsiasi lettore:
Oh bello, oh beato, per i tuoi cieli sconfinati, per le tue messi d'oro ondeggianti!... vi fu mai altro Paese, su questa terra, dove tante persone, ricche e potenti, sborsassero tanti quattrini per opere d'architettura che esse detestano e cui malvolentieri si rassegnano... come al giorno d'oggi, entro i tuoi sacri confini?
In piedi, continua l'accattivante lettura, che inchioda gli occhi su quelle pagine. Su alcune sono impresse immagini fotografiche in bianco & nero, le quali trasportano il fruitore in un tempo dal fascino irresistibile, però ormai disintegrato. Arrivato alla numero 17, mentre leggo: In musica, Arnold Schönberg …, squilla il cellulare…, sono obbligato a rispondere alla chiamata dell'architetto, funzionario della Soprintendenza! Dopo la telefonata, con il libro in mano, inizio a fare il sopralluogo dei vari ambienti e, tra la polvere e il silenzio, esaminando lo stato dei luoghi, mi chiedo:
Che ruolo ha l'architetto in questo periodo, non facile da definire, dove tutto cambia repentinamente in una sistematica irreversibile mutazione e qual è la sua reale valenza?
Mi rendo conto che sono domande, e non solo “questioni di architettura”, alle quali non è facile rispondere!
Il Professore Nicola Pagliara , nelle sue ultime lezioni, ribadiva che la figura dell'architetto non esiste più! Afferma, in un post, l'Architetto Paolo Aina :
L'architetto ha perso valenza perché invece di proporsi di migliorare in termini sostanziali la vita, come agli inizi del MM, si propone sempre e solo come depositario di un bello solo inerente alla vista e non di un bello per una vita migliore.
A racconto veritiera condizione tenta, in un certo qual modo, una risoluzione la cosiddetta Baukultur , come ci chiarisce Wittfrida Mitterer in un interessante scritto, pubblicato nella rivista on line BIOARCHITETTURA , di cui segue una breve estrapolazione:
Qualcosa si sta muovendo. All'orizzonte spicca la nuova Baukultur.
La cultura del costruito, la Baukultur come viene definita nella Dichiarazione di Davos del 2018, comprende tutte le attività spaziali: dai dettagli architettonici alla pianificazione urbana su larga scala, fino allo sviluppo del paesaggio. Essa conduce luoghi antropizzati e umanizzati, ben progettati, che si adattano alle mutevoli esigenze della società, preservandone al contempo il carattere storico, la bellezza e la funzionalità. La cultura architettonica è orientata verso le esigenze sociali e l'uso sostenibile delle risorse. Crea valore aggiunto, sia economico sia percettivo. Un presupposto fondamentale è il consenso sui valori condivisi dalla società nel suo complesso. L'approccio progettuale integrale privilegia le relazioni, il benessere, l'equità, grazie a questa nuova cultura capace di integrare percezione ed ecologia, analisi e partecipazione, tecnica e organizzazione.
Non andando oltre, è conseguenziale chiedersi cosa restare della tradizionale figura dell'architetto, il quale oltretutto deve fare i conti con l'Intelligenza Artificiale, tecnologia che in pochi secondi può elaborare innumerevoli progetti architettonici in qualsiasi ambito! Tuttavia, quello che resta a quest'artefice nessuna tecnologia potrà mai crearlo, o meglio ricrearlo: nulla potrà mai generare il “tocco dell'architetto”! Grazie al quale una panchina non è solo una semplice seduta, un giardino non è solo un semplice spazio verde, una casa non è solo una semplice abitazione, eccetera, eccetera, eccetera…
BENEDETTI ARCHITETTI!
23LUGLIOMMXXVI
Lucio Franco Masci
