
Un sourire est le plus forte des câlins
Tante sono le scatole, piene di libri, foto, oggetti, taccuini ecc., che ho recuperato dai vari luoghi dove ho vissuto, depositate in una mansarda, nella quale, una tantum, torno a sondare il contenuto di qualcheduna... Aprendo una delle ultime arrivate, ancora sigillata dal solito nastro da imballaggio color marrone, e rovistando al suo interno, pieno di scatole; di the, per caramelle, tabacco ecc., alcuni libri, varie fotografie, album con disegni a china e matite colorate, un paio di scarpe inglesi nuove, un vinile di Tom Waits, un altro di Puccini e tanti articoli, sia di quotidiani che di riviste, stranamente, trovo una busta postale color kaki, con le pareti imbottite, gonfia e senza nessuna scritta esterna. Dal suo interno sfilo un libro di Mariateresa Di Lascia intitolato Passaggio in ombra. Aprendolo avverto, seppur stantio, il dolce e buon profumo della carta. Intravedo due segnalibri; vado dove vi è quello con una figura femminile dal collo lungo dipinta da Modigliani e su una pagina si vede una linea di matita che ha incastonato un periodo, dove è scritto:
Quando aveva pensato a cosa sarebbe stata la sua vita, a quale forma si sarebbe piegata ad avere, se mai ne avesse avuta una, aveva sentito qualcosa ribellarsi dentro sé, come per una insopportabile imposizione. Allora aveva avuto un solo desiderio: conservare il più a lungo possibile, forse per sempre la libertà di non avere nessuna forma.
Poi sfoglio, dove si trova l'altro segnalibro, con un particolare del quadro L'abbraccio di Schiele e anche qui una matita ha imprigionato alcune parole...
"Qua non è permesso a nessuno di essere meglio degli altri… Al Nord no! Al Nord è un’altra cosa: là se sei capace ti sostengono, ti fanno studiare, ti mandano in America! Qua se provi a tirare la testa fuori dal sacco se finito…Zac," fece un gesto con il braccio come fosse una mannaia, “qua ti tagliano la testa!”
[Mariateresa Di Lascia, per varie ragioni era una persona che viveva una profonda inquietudine interiore e una acuta sofferenza e probabilmente anche per queste ragioni che riusciva a comprendere il dolore degli altri, di cui, tanti, non vogliono neanche lontanamente sentire parlare!]
Tra le pagine della zona centrale vi è un foglio piegato in due, una volta preso, noto che copre una fotografia. Subito la guardo e mi riporta in un tempo ormai lontano. Sul suo retro, una biro di colore verde ha scritto:
Un sourire est le plus forte des câlins!
Adèle H.
.

E rivedo il volto di Adèle, una giovane amica francese, quando, prima di salutarmi, mi chiese se poteva scrivere, dietro quella foto, una sua convinzione...
Un sorriso è il più forte degli abbracci! questa dovrebbe essere la traduzione. Poi, apro il foglio, dove, una bellissima grafia, sicuramente femminile, che, nonostante tutti gli sforzi mentali, purtroppo non riesco proprio a riconoscere di chi sia, con un inchiostro stilografico, color blu oltremare, ha scritto una poesia di Kathleen Raine; da un lato, vi è la versione originale e dall'altro la traduzione.
The End of Love
Now he is dead
How should I know
My true love's arms
From wind and snow?
No man I meet
In field or house
Though in the street
A hundred pass.
The hurrying dust
Has never a face,
No longer human
In man or woman.
Now he is gone
Why should I mourn
My true love more than mud,
than mud or stone?
La Fine dell'Amore
Ora che è morto
Come posso conoscere
Le braccia del vero amore
Dal vento e dalla neve?
Nessun uomo incontro
Nel campo o a casa
Anche se per strada
Ne passano cento.
La frettolosa polvere
Non ha un volto,
Non è più umana
Di un uomo o di una donna.
Ora che se ne andato
Perché dovrei piangere
Il mio vero amore più del fango,
Del fango o della polvere?
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Sotto c'è una linea orizzontale, tracciata con una biro color nero, che sbarra le parole della poesia e più giù c'è scritto in stampatello:
TI AMO E TI AMERÒ SEMPRE!
È un modo di dire ADDIO!